La Natura del Velo – Il Filtro della Sopravvivenza

Se le altre dimensioni ci compenetrano e la realtà è una sinfonia di frequenze, sorge una domanda inevitabile: perché la nostra esperienza è così limitata? Perché il "Velo" appare così solido e impenetrabile?

La risposta non va cercata nel cosmo, ma nella struttura stessa del nostro essere. Il Velo è un complesso sistema di filtraggio che opera su tre livelli: biologico, psicologico ed evolutivo.

1. Il Cervello come "Valvola di Riduzione"

Il filosofo Aldous Huxley suggerì che il cervello umano agisce come una "valvola di riduzione". Se percepissimo la realtà per intero, ogni istante saremmo travolti da un tale ammasso di dati, luci, suoni e vibrazioni multidimensionali che la nostra mente andrebbe in corto circuito.
Il Velo è, tecnicamente, il limite dei nostri sensi: i nostri occhi vedono meno dell'1% dello spettro elettromagnetico e le nostre orecchie odono solo una minuscola frazione delle frequenze sonore. Il Velo non è dunque un muro esterno, ma il confine del nostro hardware biologico.

2. Il Filtro dell'Evoluzione: Vedere per Sopravvivere

L'evoluzione non ci ha progettati per essere "illuminati", ma per essere efficienti. Per i nostri antenati, era fondamentale distinguere il movimento di un predatore nell'erba, non percepire la geometria sacra dietro la forma di un albero.
Abbiamo imparato a collassare l'infinita complessità delle dimensioni in oggetti solidi e separati perché questo ci permette di agire nel mondo fisico. Il Velo è una sorta di "interfaccia utente" semplificata: proprio come le icone sul desktop di un computer nascondono milioni di righe di codice per permetterci di usare il software, il Velo nasconde la trama multidimensionale per permetterci di camminare, mangiare e sopravvivere.

3. Il Velo dell’Ego e delle Credenze

Oltre alla biologia, esiste un velo psicologico. Noi tendiamo a vedere solo ciò che crediamo possibile. L'ego, la nostra identità individuale, ha bisogno di un mondo solido e prevedibile per sentirsi al sicuro. Riconoscere che il confine tra noi e l'universo è poroso, o che il tempo non è lineare, minaccia la stabilità della nostra narrazione personale.
Pertanto, la mente opera una censura attiva: scarta le intuizioni, i sogni lucidi o le percezioni insolite etichettandole come "illusioni" o "distrazioni", rinforzando così il tessuto del Velo giorno dopo giorno.

4. Il velo come protezione, non come prigione

È fondamentale cambiare prospettiva: il Velo non è una punizione o una prigione imposta da un’entità esterna. In questa fase della nostra evoluzione, esso funge da protezione. Ci permette di concentrarci sull'esperienza terrena, offrendoci un perimetro entro cui imparare a gestire la nostra energia e le nostre azioni.

Tuttavia, siamo giunti a un’epoca in cui questo filtro sta iniziando ad assottigliarsi. Sempre più individui sentono che la "parete" della realtà è diventata traslucida. Imparare a guardare attraverso il Velo non significa distruggerlo, ma iniziare a riconoscerne la trama, scoprendo che la realtà è molto più vasta di quanto ci sia stato detto.


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